Rangers Rugby Vicenza

Edoardo: far parte di una famiglia ovale

La Rangers Rugby Vicenza vuole ringraziare Edoardo Tonello, per l’esempio di attaccamento e passione dimostrati verso la Società ed i colori biancorossi, attraverso le parole del Vicepresidente Leopoldo Carta.

Carissimo Edoardo,

Abbiamo ricevuto con sorpresa il tuo recente comunicato di dimissioni da allenatore Under18, una sorpresa probabilmente inferiore a quando al contrario ne avevi preso la guida, senza particolare esperienza se non il tuo impegno e la tua nota passione per questo sport. Ora ovviamente l’occasione che ti si è presentata è irrinunciabile, pertanto possiamo solo augurarti buona fortuna e dirti grazie.

Grazie per aver espresso anche in questo saluto un concetto che noi “vecchi” abbiamo sempre ritenuto scontato, facente parte del nostro sport come una forma ovale o un club con vista su una acca magari un po’ sbilenca, il senso di appartenenza. Ora si trovano campi da gioco meno fangosi, porte con pali diritti e ben protetti, qualche club lussuoso e tipo ristorante, campi in erba sintetica anche se veramente in Italia l’unico vero campo da rugby sintetico e omologato internazionale è solo il nostro della Rugby Arena, e non sono certo io ad avere nostalgia del fango e delle docce fredde, ma di quel concetto di essere parte di un gruppo motivato e con gli stessi obiettivi, di essere consapevoli di essere utili secondo le proprie capacità e disponibilità, senza se e senza ma, un concetto che sembra ogni tanto sbiadito e appannato, ecco, di questo si ho nostalgia.

Certo hai affrontato questa esperienza da Coach con un tuo stile e una modernità che ci mancava, con un rispetto di vecchie tradizioni e di rispetto per ruoli, compiti e “istituzioni” che forse a Vicenza non erano proprio nel bagaglio della società, ma in fondo come hai ben trasmesso non è una cravatta che fa vincere una partita, ma l’orgoglio di portarla e che sia espressione di una appartenenza certamente si. E i risultati sono stati ben evidenti. Proprio l’altra sera è passato in segreteria un tuo nuovo tesserato, non ha chiesto paradenti o altro, ha chiesto come fare per avere la cravatta!

La stagione scorsa ero presente ad una riunione passata con genitori Under18, forse la prima che facevi, quando gran parte dei presenti era pronta a criticare un incarico assegnato ad un inesperto, quando al classico figlio “talentuoso” va dato di tutto e di più e “vorrei sapere cosa fa la società…” mentre la prima domanda sarebbe cosa posso fare per questa società? Lì hai detto due cose: il mio obiettivo è che tutti migliorino, non posso pensare di avere tutti bravissimi e farli solo giocare, devo fare in modo che ognuno migliori per la sua parte e di conseguenza migliorerà tutta la squadra. E hai poi detto che ti mettevi ad allenare perché ti sentivi in obbligo di dare indietro una parte di quello che avevi avuto, e avevi deciso di fare questo.

Mentre nascondevo una lacrima, ripensavo a quanto ti avevamo dato, e a parte qualche mitica trasferta in Francia o a Roma per il Sei Nazioni, erano campi fangosi, docce fredde, maglie improvvisate, zero divise, club gestiti in qualche modo, carichi di lavoro e quote associative per tutta la tua famiglia al completo, comprensivi di mamma speaker, rinuncia ad andare in un grosso club meglio strutturato quando facevi parte delle selezioni, due giornate di lavoro terribili quando abbiamo inaugurato il nuovo stadio, qualche infortunio, ed adesso ti sentivi di dover restituire qualcosa, ed era un nuovo serio e complicato impegno personale. Era quello che non posso definire che espressione di un grande SENSO DI APPARTENENZA.

Arrivederci Dodo, grazie.

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