Rangers Rugby Vicenza

In cravatta alla partita, il credo di Charlie Van Staden

Charlie Van Staden

Senso di appartenenza, motivazioni, prestazioni, il Charlie-Pensiero sul Rugby e sulla vita.

Charlie Van Staden, oltre ad essere un giocatore del FirstXV della Rangers Rugby Vicenza, è anche l’allenatore della nostra Under18, assieme a Edoardo Tonello e sotto la supervisione del DT Fabio Coppo. Poche settimane fa, Charlie ed Edoardo hanno regalato a tutti i giocatori dell’Under la cravatta societaria del Rugby Vicenza, invitando i ragazzi a presentarsi il giorno della partita indossando adeguatamente il simbolo che gli era stato donato. I ragazzi, dapprima guardinghi e intimiditi si sono trasformati, fieri della loro appartenenza e consci della loro responsabilità grazie alla forza del gruppo. Ecco la traduzione delle parole che Charlie ha scritto in occasione dell’evento.

In Cravatta alla partita.
Si, come ti vesti il giorno della partita fa la differenza, perché l’unità crea forza. Credo fermamente che non conti solo la voglia di vincere, tutti ce l’hanno, è la voglia di preparasi a vincere che conta e tutto parte dalla cravatta il giorno della partita e ti spiegherò perché credo in questo.

Ho iniziato questa tradizione in due team Under18 che ho allenato in Italia ed i risultati ottenuti da questa iniziativa mi rendono molto orgoglioso. Credo che ad un diciottenne ci siano tantissime cose e aspettative che passano per la testa. L’orgoglio che senti a otto anni è diverso dall’orgoglio che provi a diciotto anni: la botta di orgoglio che senti nelle vene quando ti presenti alla partita indossando camicia e cravatta, è talmente grande che potrebbe persino cambiarti la vita.

Molto tempo fa, ho fatto la promessa che fino a quando sarò parte del rugby, rispetterò il gioco, mostrerò ed insegnerò che il rugby non è solo un gioco, ma uno stile di vita e sino a quando allenerò una squadra, beh la mia squadra si presenterà alla partita indossando la cravatta.

Quando permetti all’individualità di uscire allo scoperto, inteso nei termini di quello che le persone indossano, si perda il concetto di squadra e appartenenza che sto cercando di formare. Il rugby è un gioco per tutte le forme e taglie, ognuno ha il suo ruolo e la sua parte nel gruppo. L’individualità è importante certo, ma dobbiamo imparare e capire che non è un problema di chi sei, il rugby è un gioco di squadra e ogni singolo giocatore conta. Indossare camicia e cravatta il giorno della partita ti fa sentire bene, ti fa sentire bello, ti fa giocare meglio. Ti fa sentire parte di qualcosa di più grande del semplice numero che porti sulla schiena, ti fa sentire parte di una squadra, anche se non sei nella lista gara, anche se non sei nei nei primi quindici, anche se sei infortunato: tutti vogliono sentirsi parte del team. Improvvisamente ritroverai tantissima gente alla partita, con i giocatori che si supportano e si motivano l’un l’altro.

Posso dirlo onestamente, non c’è sensazione migliore che vedere i giocatori orgogliosi di loro stessi e della squadra per cui giocano, facendo vedere anche ai genitori quanto fieri sono, per il modo in cui camminano, per il modo in cui parlano: è veramente una sensazione ottima. Insegna la disciplina ad un livello alto e dalla disciplina arriva l’autostima, e l’autostima salutare porta alla motivazione, la motivazione porta ad alti carichi di lavoro per standard personali di eccellenza. Alti carichi di lavoro portano ad ottime sessioni di allenamento e le ottime sessioni di allenamento portano ad una buona preparazione. Una buona preparazione porta ai buoni risultati.

Poi, quando la stagione sarà finita e le nostre strade forse di divideranno, ripenserete a tutto questo e di come vi ho lasciato un segno, e questa sensazione rimarrà nei vostri cuori per sempre e vi insegnerà il vero significato della frase “il rugby non è uno sport, ma uno stile di vita.

C’è la forza nell’unità
Charles Van Staden

Charles Van Staden 30 January 2018
Tie on Game day
Yes, how you dress on game day makes a difference, because “Unity…

Pubblicato da Charlie Van Staden su lunedì 5 febbraio 2018

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